domenica 18 marzo 2012

Digiuno

Digiuno
Isaia 58:3-12
Ai tempi di Gesù si digiunava in due occasioni. Il giorno delle
espiazioni: in questa occasione si perdonavano i peccati contro Dio.
La seconda occasione era la commemorazione della distruzione del
tempio ai tempi di Babilonia. Poi c'erano digiuni più o meno ufficiali
regolamentati nella tradizione. Chi trasgrediva veniva punito. Non si
mangiava. Non ci si lavava. Ci si cospargeva di cenere. Bisognava
essere pochi appariscenti ma facendo così uno li notava più degli
altri. E tutti dicevano: come sono spirituali.! Si pensava di
propiziarsi Dio e allontanarne l'ira. Gesù rigetta questo tipo di
digiuno ipocrita. Il digiuno è intimo e non deve essere esteriorizzato
è una faccenda tra l'uomo e Dio. Marco 2:18. Come possono digiunare se
il maestro e con loro. Ma quando il maestro sarà strappato il loro
cuore soffrirà e digiuneranno. Isaia 58:4. L'Eterno non è interessato
al rito ma alla morale nell'intimo e nelle buone opere. Matteo 25:
35-36. Come viene oggi interpretato il digiuno oggi? C'è un digiuno
forzato e uno obbligato. In entrambi i caso corriamo il rischio di
Matteo. Uno può proporsi di rinunciare a qualcosa: sigaretta, tv, cibi
non sani, ecc. La cosa ha senso se favorisce l'avanzamento del regno
di Dio. Ma se l'idea è che si può fare una vita pia solo nella
rinuncia allora si tratta di fumo per le narici di Dio. Poi un digiuno
può entrare nella nostra vita senza che l'abbiamo cercato: perdita di
un caro, di un lavoro, di una casa, peripezie legali, malattie,
dolori. Come dobbiamo vivere queste rinuncia? Dobbiamo mostrare il
nostro viso mesto per farci commiserare dal prossimo? Vedi come
soffro? Vedi come sono fedele? Ma quando sporchiamo con la nostra
tristezza il nostro prossimo non infettiamo forse gli altri? E' bello
portare i pesi gli uni per gli altri ma non dobbiamo prescindere dalla
consapevolezza della fedeltà di Dio in mezzo alle nostre sofferenze.
Possiamo digiunare per aiutare il prossimo in preghiera. Ma non deve
essere un mettersi in vetrina. Il nostro viso sia lavato, gioioso,
anche in questi momenti. Non mettiamoci in mostra per essere
commiserati. Non é per ipocrisia che nascondiamo il dolore ma è un
atto d'amore per il prossimo che ci sta accanto legata alla certezza
che Cristo è con noi e tutto coopera al bene. Rm 8:28.


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