domenica 27 luglio 2014

Fortificati nella grazia.

Seconda Timoteo 1:15-18 4:9-18
Paolo al termine della sua vita sta per essere offerto in libazione e mentre è lì scrive una lettera quasi di addio a Timoteo. Egli parla di persone che lo hanno fatto soffrire, falsi fratelli che lo abbandonano di fronte alle difficoltà. Paolo non vuole parlare male di loro ma vuole far capire a Timoteo come funziona la vita. Onesiforo non si è vergognato della prigionia di Paolo per questo anche Timoteo viene esortato a non vergognarsi delle sue catene. Per la maggior parte lo hanno abbandonato. Di quelli che sono nella provincia romana detta Asia nella zona dell'attuale Turchia pochi sono rimasto con lui. Altri prima di Paolo furono abbandonati. Ricordiamo Gesù Cristo abbandonato anche dal Padre Celeste. Ma quando Giacobbe era inseguito Dio gli apparve per dirgli io sono con te. Ed è questo che Paolo sperimenta. Egli dice ma il Signore è stato con me. Sei solo. Perseguitato. Ma io sono con te. Così Giovanni isolato nell'isola di Patmos riceve dal Signore la consolazione della rivelazione. Giosuè solo a condurre il popolo nella terra. Dio dice io sono con te. Facile da capire. Ma importante è ricordarlo nel bisogno. È nel bisogno che noi esercitiamo la fede. De a ha amato il mondo. Significa ubriacarsi e fornicare? Non per forza. Può essere mettere al secondo posto le cose di Dio per dare la priorità alle cose legittime di questo mondo. Padre e madre più di me. Dema è andato di sua iniziativa senza il consenso dell'Apostolo perché aveva cose più importanti da fare. Crescente e Tito invece sono andati con consenso a motivo dell'opera lasciando Paolo solo. Alessandro invece ha cercato deliberatamente il male di Paolo calunniandolo probabilmente. E nel momento in cui necessitava di un amico intorno non aveva più nessuno. La nostra fede non dipende dai fratelli. Se tutti ci abbandonano Egli non ci abbandona. D'altra parte è un'esortazione a non abbandonare mai i fratelli affinché si sentano sostenuti nella prova. Non è una sfida: Abbandonatemi tanto ho il Signore. 2:1 Figlio mio fortificati nella grazia. Questa è la chiave di svolta. Non hai forza in te ma diventa forte nella sua grazia. Quando siamo a zero sperimentiamo la grazia di Dio che ci fortifica. Quando siamo deboli allora siamo forti. Timoteo e ora di affidarti al piano B. Non di riserva ma il piano strategico in cui nessuno e più con noi dove possiamo avere la benedizione di sperimentare concretamente la forza della grazia di Dio. Quando tocchi il fondo. Fortificati nella grazia. È il momento ideale per capire il significato di una tale esortazione. 1 Samuele 30:3-6. Tutti i suoi amici parlavano di farlo fuori ma egli si fortificò nell'Eterno il suo Dio. Non resti che te. Sono fritto senza risorse. Intervieni. Davide ha sbagliato ha fatto tanti errori nella sua vita. Ma non si è lasciato andare nell'angoscia alla disperazione. Dio non promette la vita facile. Ma ci promette di farci sperimentare la sua grazia. Salmo 84. Nella valle di baca le lacrime si trasformano in benedizione. Ma prima è necessario il pianto e la sofferenza. Fino a che punto siamo pronti a piangere e sopportare. Fino anche punto siamo coscienti di aver bisogno della grazia di Dio. 2 Pietro 3:18. crescere nella grazia. La grazia è la scuola nella quale è inserito ogni figlio di Dio. Siamo nella grazia di Dio? Nella grazia di Dio non saremo mai soli. Chi cresce nella grazia agli occhi di Dio cresce in forza anche agli occhi degli uomini. Bisogna che lui cresca e che io diminuisca.

domenica 20 luglio 2014

4 beatitudini e 4 guai

Luca 6:20- 28
Gesù parla ai suoi discepoli e anche una folla è lì presente ed ascolta. Egli presenta quattro stadi di beatitudine e altrettanti di maledizione. I poveri vengono associati al regno di Dio. All'epoca i poveri in senso materiale erano tanti quindi molti potrebbero pensare che per Gesù sono i nulla tenenti i beati. Molti capiscono così queste parole. In realtà Gesù chiarisce in Matteo 5:6 che si tratta di povertà dello spirito. Il nostro lato nascosto non quello materiale visibile a tutti. I discepoli vivevano di offerte. Erano dunque poveri materialmente ma lo erano anche in ispirito. Questo genere di poveri sono coloro che hanno riconosciuto la propria povertà spirituale a causa del peccato per accogliere il Cristo. Questo genere di persone raggiungono la felicità ovvero la beatitudine.
La prima beatitudine è dunque la povertà. A cui si contrappone la maledizione di chi si sente così ricco spiritualmente da non aver bisogno di Cristo. C'è anche la ricchezza intesa come legame egoistico alla materia e incapacità di condividerla con gli altri. Un tale ricco può possedere tanti milioni o una sola bicicletta. Ma è il suo rapporto con ciò che possiede che lo rende "ricco" secondo quanto dice Gesù. Per un tale individuo non c'era motivo di seguita Cristo perché è già ricco da solo. Invece della croce essi prendono la loro auto o la loro ricchezza illudendosi di essere ricchi e soddisfatti così.
Nel v.21 la seconda beatitudine: coloro che hanno fame. Il giusto secondo il fariseo non ha fame perché ha già tutto. Tutto quel che serve per essere giusto io lo faccio. Ma la fame spirituale è fame di giustizia, della parola di Cristo, della grazia di Dio. Ma c'è anche chi ha fame corporale o perché perseguitati per Cristo oppure per l'ingiustizia altrui. Ma al suo ritorno ogni fame verrà saziata. Ma per chi è già sazio ( maledizione corrispondente al v.5) faranno la fine descritta nella lettera di Giacomo o in Luca 16:20 dove il ricco al cospetto di Lazzaro riceve una condanna eterna e una sete d'acqua in eterno mai saziata.
La terza beatitudine è la sofferenza. Giovanni 16:29. Perché è chi soffre per Cristo che sarà da lui consolato al suo ritorno. La corrispondente maledizione è per chi ride di scherno contro la verità e l'amore di Cristo. La stessa derisione che Gesù ha ricevuto ai suoi tempi.
La quarta beatitudine è l'essere odiati. Dalla derisione si passa alla persecuzione con molta facilità. Per questo non vogliamo far trovare agli altri motivi di critica nel nostro comportamento. Non vogliamo dare adito a maldicenze. Il nostro comportamento dev'essere conforme alla sua Parola. Non confondiamo la sofferenza della fede con la sofferenza che subiamo a causa della nostra imprudenza o mancanza di saggezza o ascolto a parola. Matteo 25:10. La persecuzione che rende beati è la persecuzione per Cristo e non per la nostra stoltezza. Dio ha grande premio per chi soffre la persecuzione per amor suo. Luca 11:51 divide la storia in perseguitati e persecutori fin dai tempi di Abele. Vera chiesa e falsa chiesa. Credenti e increduli. Tertulliano diceva che martire non è chi muore soffrendo ma chi muore per la causa giusta che è quella di Cristo. Ma se nessuno ci perseguita siamo sicuri che ci stiamo comportando nella purezza di Cristo? Non ci comportiamo da falsi profeti piacendo agli uomini anziché a Cristo. V.26.

domenica 6 luglio 2014

Il popolo che cresce alla perfetta statura di Cristo

Atti 2:41-47
Lo spirito santo discese sulla chiesa primitiva per renderli in grado di essere testimoni di Cristo e della sua opera. Come era la chiesa a Gerusalemme? Al v.41 abbiamo due caratteristiche essenziali per appartenere alla chiesa:
Ricevere la testimonianza degli apostoli
Essere battezzati
Cosa devo fare per appartenere alla chiesa di Cristo? Credere ed è essere battezzati. Il termine battesimo significa andare sotto acqua.
In Atti 18:8 leggiamo cosa avvenne a Corinto. Molti corinzi udendo credevano e venivano battezzati. Quindi tre azioni chiave in questo testo. Semplici e chiare. Andate e predicate ad ogni creatura (marco 16) chi avrà creduto sarà salvato ma chi non avrà creduto sarà condannato.
Essi erano perseveranti in quattro azioni. Pilastri dell'assemblea di Cristo:
L'ascolto della predicazione della parola genera fede e così l'ascolto dell'insegnamento degli apostoli sostiene e fortifica questa fede. Se la chiesa nasce dalla parola i essa anche cresce e vive. Si persevera.
Oltre alla parola c'è la comunione il rompere il pane e le preghiere. Queste quattro sono come le gambe di un tavolo che sono quattro. Ogni gamba è altrettanto importante a sostenere il piano del tavolo. Il tavolo non funziona se tutte le gambe non hanno la stesa altezza.
La comunione fraterna è conseguenza dell'aver ascoltato la parola che ci ha generato la fede. La comunione sono si gli incontri fissi della chiesa ma anche aiuto pratici tra credenti. Aiuti di misericordia come per esempio i beni che la prima chiesa vendeva e metteva a disposizione dei fratelli nel bisogno.
Il rompere il pane è un ricordo della morte di Cristo. Cristo ha dato il suo corpo per noi. E ha lasciato un ordine prima di essere arrestato. Prendete e spezzate il pane in memoria di me. Sembra dal versetto 46 che essi rompessero il pane ogni giorno. Simbolo del corpo insieme a l vino che rappresenta il sangue. Ma il pane è anche segno di comunione come detto in prima corinti dieci. Come il pane è uno solo una sola è la chiesa. Siamo membri gli uni per gli altri.
Poi ci sono le preghiere e non solo la preghiera. C'è lode intercessione supplica combattimento ringraziamento richiesta. Le preghiere possono essere tante. Tanti tipi. La preghiera ha un vasto campo. Gli apostoli erano prima ministri di preghiera che di parola. Chi vuole amministrare la parola deve essere uomo di preghiera.
Tutte queste colonne vanno vissute con perseveranza. Perseveranza è una fare qualcosa in maniera costante e ripetuta nel tempo per giungere ad un obiettivi e a e un fine. Non solo perché va fatto ma perché c'è uno scopo e un obiettivo da raggiungere. Se guardo la metà sono motivato nel continuare a fare qualcosa. Ma lo scopo qual è. Lo scopo della vita cristiana non siamo noi ma Cristo. In efesini 4:13 e illustrata la nostra meta. Unità della fede. Piena conoscenza. Statura perfetta di Cristo. Difficile versetto ma molto chiaro. Crescere e crescere sempre più simili al maestro. No bimbi confusi che non sanno dove andare. Ma guardando Cristo cresciamo alla sua statura.
Ecco perché le quattro colonne sono così importanti.
Parola e preghiera. Eppure l'incontro di preghiera è il meno frequentato. Meno preghiera. Meno crescita. Il tavolo non sta dritto.
Quando erano perseguitati i primi cristiani si riunivano in preghiera per innalzare fervide preghiere a Dio. Mentre erano in ceppi in prigione pregavano e cantavano in di gloria a Dio. Per forza che la prigione si apre e il carceriere si converte! Questa è una chiesa che funziona. Non è posto per essere spettatori ma membri attivi nel l'ascolto la comunione la preghiera lo spezzare il pane per arrivare all'obiettivo di Efesini 4.