domenica 20 luglio 2014

4 beatitudini e 4 guai

Luca 6:20- 28
Gesù parla ai suoi discepoli e anche una folla è lì presente ed ascolta. Egli presenta quattro stadi di beatitudine e altrettanti di maledizione. I poveri vengono associati al regno di Dio. All'epoca i poveri in senso materiale erano tanti quindi molti potrebbero pensare che per Gesù sono i nulla tenenti i beati. Molti capiscono così queste parole. In realtà Gesù chiarisce in Matteo 5:6 che si tratta di povertà dello spirito. Il nostro lato nascosto non quello materiale visibile a tutti. I discepoli vivevano di offerte. Erano dunque poveri materialmente ma lo erano anche in ispirito. Questo genere di poveri sono coloro che hanno riconosciuto la propria povertà spirituale a causa del peccato per accogliere il Cristo. Questo genere di persone raggiungono la felicità ovvero la beatitudine.
La prima beatitudine è dunque la povertà. A cui si contrappone la maledizione di chi si sente così ricco spiritualmente da non aver bisogno di Cristo. C'è anche la ricchezza intesa come legame egoistico alla materia e incapacità di condividerla con gli altri. Un tale ricco può possedere tanti milioni o una sola bicicletta. Ma è il suo rapporto con ciò che possiede che lo rende "ricco" secondo quanto dice Gesù. Per un tale individuo non c'era motivo di seguita Cristo perché è già ricco da solo. Invece della croce essi prendono la loro auto o la loro ricchezza illudendosi di essere ricchi e soddisfatti così.
Nel v.21 la seconda beatitudine: coloro che hanno fame. Il giusto secondo il fariseo non ha fame perché ha già tutto. Tutto quel che serve per essere giusto io lo faccio. Ma la fame spirituale è fame di giustizia, della parola di Cristo, della grazia di Dio. Ma c'è anche chi ha fame corporale o perché perseguitati per Cristo oppure per l'ingiustizia altrui. Ma al suo ritorno ogni fame verrà saziata. Ma per chi è già sazio ( maledizione corrispondente al v.5) faranno la fine descritta nella lettera di Giacomo o in Luca 16:20 dove il ricco al cospetto di Lazzaro riceve una condanna eterna e una sete d'acqua in eterno mai saziata.
La terza beatitudine è la sofferenza. Giovanni 16:29. Perché è chi soffre per Cristo che sarà da lui consolato al suo ritorno. La corrispondente maledizione è per chi ride di scherno contro la verità e l'amore di Cristo. La stessa derisione che Gesù ha ricevuto ai suoi tempi.
La quarta beatitudine è l'essere odiati. Dalla derisione si passa alla persecuzione con molta facilità. Per questo non vogliamo far trovare agli altri motivi di critica nel nostro comportamento. Non vogliamo dare adito a maldicenze. Il nostro comportamento dev'essere conforme alla sua Parola. Non confondiamo la sofferenza della fede con la sofferenza che subiamo a causa della nostra imprudenza o mancanza di saggezza o ascolto a parola. Matteo 25:10. La persecuzione che rende beati è la persecuzione per Cristo e non per la nostra stoltezza. Dio ha grande premio per chi soffre la persecuzione per amor suo. Luca 11:51 divide la storia in perseguitati e persecutori fin dai tempi di Abele. Vera chiesa e falsa chiesa. Credenti e increduli. Tertulliano diceva che martire non è chi muore soffrendo ma chi muore per la causa giusta che è quella di Cristo. Ma se nessuno ci perseguita siamo sicuri che ci stiamo comportando nella purezza di Cristo? Non ci comportiamo da falsi profeti piacendo agli uomini anziché a Cristo. V.26.

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